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Videogiochi: istruzioni per l’uso a prova di genitore

Mini guida per genitori poco esperti alle prese con figli videogiocatori

Li chiamano nativi digitali, smanettano senza difficoltà su tablet, smartphone e console e hanno accesso al mondo videoludico precocemente. Un rapporto, quello dei piccoli di casa con le nuove tecnologie e i videogiochi, affascinante e ricco di potenzialità per l’apprendimento ma che spesso i genitori sono impreparati a gestire. Un videogioco, infatti, non è solo un passatempo ma anche un linguaggio, un approccio cognitivo. Per fare chiarezza e aiutare i genitori alle prese con figli appassionati di videogame in scelte più consapevoli ecco alcuni spunti di riflessione e consigli pratici

I(n)terando si impara - Numerosi studi di lunga data hanno evidenziato che i videogames possono avere effetti positivi a livello cognitivo, ad esempio, nel miglioramento della coordinazione oculo-manuale, nella visualizzazione spaziale, nei tempi di reazione, nell’apprendimento del lessico e non solo. A confermarlo anche un recente studio dell’Università di Oxford pubblicato sulla rivista Pediatrics che ha dimostrato come i bambini che giocano ai videogame senza eccedere (fino a un’ora al giorno) appaiano persino più abili nelle interazioni sociali e a livello empatico. Altre osservazioni, che vengono da studi consolidati sugli aspetti cognitivi dei videogiochi, suggeriscono che i linguaggi audiovisivi dell’informatica e dei videogiochi favoriscano, inoltre, lo sviluppo di ragionamenti in “parallelo”. Si tratta di un processo che consiste nell’assumere informazioni simultaneamente da più fonti a vantaggio della capacità di sviluppare flessibilità e autonomia nel raggiungimento dei risultati (Kahn1981).

 Se poi ci fermiamo ad osservare più da vicino le modalità caratteristiche dei videogiochi e le ripercussioni sul livello cognitivo le scoperte si fanno ancora più interessanti. Vi siete mai chiesti ad esempio perché i videogiochi affascinano tanto i vostri figli? Uno dei motivi sembra legato al fatto che, a differenza di altri media come la televisione, il bambino videogiocando può esercitare un controllo diretto sulla storia e sui personaggi. Un altro fattore che caratterizza il rapporto gioco-giocatore è, inoltre, l’iteratività, cioè la capacità di ripetere dei meccanismi sperimentando: il gioco consente di riprovare, tentare fino al raggiungimento degli obiettivi. Detto in altri termini il videogioco è un dispositivo didattico, una macchina per imparare (Bittanti 2013) che ben utilizzato può diventare uno strumento di grande utilità per i più piccoli.

PEGI chi? – Passando dalla teoria alla pratica ci imbattiamo nella questione delle questioni per i genitori alle prese con i figli appassionati di videogiochi: come scegliere quello più adatto. Oltre al buon senso, un prezioso alleato è il PEGI (Pan European Game Information), un sistema di classificazione dei videogiochi messo a punto dall’ISFE (Federazione Europea del Software Interattivo) oggi utilizzato e riconosciuto in 38 paesi europei da tutti i principali editori e sviluppatori di videogiochi che operano nel mercato europeo.

Il PEGI comprende una serie d'indicazioni per ogni gioco basate principalmente sulla fascia d'età adatta alla sua fruizione e indicazioni riguardanti i contenuti più sensibili. Si basa su 5 categorie di età (da 3 a 18) e con 8 indicazioni di contenuto (turpiloquio, discriminazione, droga, paura, sesso/nudità, violenza, gioco d’azzardo, gioco in rete). È bene sottolineare che le fasce di età riguardano esclusivamente l’idoneità dei contenuti per la fascia di riferimento, non altri parametri come ad esempio il livello di difficoltà. Ad esempio, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età superiore a sette anni, per analogia PEGI 18 è quindi adatto a un pubblico di maggiorenni ma non significa che sia “più difficile”.

Partecipazione e regole chiare - Se il PEGI fornisce consigli sull’adeguatezza di un gioco a una particolare fascia di età è anche vero che ogni bambino o adolescente è diverso e spetta ai genitori la decisione finale su cosa possono sperimentare. Per questo è importante spiegare ai più piccoli le ragioni delle proprie scelte, magari fondate su ricerche preliminari di recensioni in grado di fare chiarezza sulla tipologia di gioco. Entrare nel mondo dei videogiochi e giocare insieme ai figli resta però il modo migliore per comprenderne le caratteristiche, valorizzarne gli aspetti positivi, essere più preparati nel momento dell’acquisto e perché no trasformare l’appuntamento con il videogioco nell’occasione per migliorare la comunicazione familiare. Non dimentichiamo inoltre che molti videogiochi sono pensati per essere giocati in gruppo e diventano un facile elemento di socializzazione e condivisione di interessi fra pari.