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I videogiochi in Italia

lo scenario fra passione e numeri

Un numeroso pubblico di appassionati, un mercato in movimento, sempre più giovane e con grandi potenzialità di crescita. È questo in sintesi il mondo dei videogiochi italiano raccontato dalle recenti indagini sul settore, un racconto fatto di cifre interessanti e soprattutto di professionisti e inedite prospettive di sviluppo.

Videogiochi che passione - Secondo gli ultimi dati AESVI, l'associazione di categoria che rappresenta il settore dei videogiochi in Italia, nel 2015 sono più di 25 milioni i videogiocatori nel nostro Paese, il 49,7% della popolazione italiana di età superiore a 14 anni, con concentrazione significativa nella fascia 14-24 anni (19,2%), e un interessante dato di crescita nella fascia più adulta dei 35-44 che segue con il 18,1% dei videogiocatori. La passione per i videogiochi non conosce differenze di sesso, coinvolge indistintamente uomini e donne ed è equamente distribuita (50%). Ma qual è il profilo tipo del videogiocatore italiano? Vive per lo più nel Nord Ovest (la distribuzione è in linea con quella della popolazione italiana + 14: 26% Nord Ovest, 19,3% Nord Est, 21,6% Centro e 33,1% Sud e Isole.), ha un livello di istruzione medio-alto (il 49,8% dei videogiocatori è in possesso di un diploma di scuola media superiore o di una laurea, il 7,7% in più rispetto alla media nazionale), è una persona orientata al raggiungimento del successo professionale, ha esigenze di svago, dai viaggi allo sport, e, più in generale, un rapporto equilibrato con il lavoro e le esigenze familiari.

Diamo i numeri. Ma è una buona notizia - Il mercato dei videogiochi in Italia ha chiuso il 2015 con un giro d'affari di quasi un miliardo di euro (952.172.036 euro) e un trend in crescita del 6,9% rispetto al 2014. Numeri positivi sono stati registrati per le vendite in tutti i segmenti di mercato, come software (+6%), console (+8,7%) e accessori (+7%) (AESVI 2016). In questo panorama un ruolo importante, sebbene il giro d’affari sia ancora abbastanza contenuto (40 milioni di euro), è la realtà degli sviluppatori italiani.

Secondo l’ultimo censimento AESVI, al quale hanno risposto oltre 120 studi di sviluppo di videogiochi da tutta Italia, si rileva un numero crescente di studi operanti sul territorio, sempre più giovani sia per età degli imprenditori (l'età media è di 33 anni) sia per età delle imprese (il 62% delle imprese ha meno di tre anni, contro il 45% della rilevazione precedente). La metà circa del campione (47%) ha una struttura costituita da uno a cinque collaboratori stabili. Il 42% degli studi di sviluppo di videogiochi ha invece più di cinque addetti e il numero delle persone che lavorano in questo settore oggi (circa 1000) è maggiore del previsto e pari a quasi il 50% della stima realizzata in occasione della precedente rilevazione.

Sempre più specializzati - Dallo stesso censimento AESVI emerge che il livello di istruzione più diffuso tra gli intervistati si conferma la licenza media superiore (40%), ma appare consistente anche la quota di operatori con una formazione altamente specializzata: un master, un dottorato o un diploma di laurea magistrale per il 34%. Gli studi di sviluppo italiani sono inoltre caratterizzati da una forte tendenza all'internazionalizzazione nella distribuzione, guardando più ai mercati internazionali che a quello interno come destinatari delle proprie attività. Infatti i videogiochi Made in Italy vengono esportati nella quasi totalità in tutta Europa (93%), in larga maggioranza nel Nord America (83%), e anche in Asia (64%) e in Sud America (58%). Se guardiamo invece alla geografia degli studi di sviluppo di videogiochi scopriamo che la loro più alta concentrazione è nel Nord Italia (61%); a livello provinciale Milano è in testa seguita da Roma; insieme dominano la classifica della concentrazione degli studi di sviluppo in Italia (35%).