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Videogiocatori italiani? La metà è donna

Cresce la passione delle videogiocatrici ma l'industria è ancora poco "rosa"

 

Dimenticate lo stereotipo del videogiocatore uomo e di giovanissima età: Come accade a ogni vero e proprio fenomeno sociale, oggi le cose stanno molto diversamente. Secondo i dati che arrivano dell’Entertainment Software Association (ESA) degli Stati Uniti, il 48% dei videogiocatori americani è donna (un numero in forte crescita, se si pensa che nel 2010 raggiungeva il 40%). Le donne gamer adulte, in particolare, risultano più numerose dei minorenni maschi, da sempre ritenuti dagli sviluppatori come il target chiave a cui destinare i propri prodotti.

Ma quali giochi preferiscono le donne? Se da una parte compaiono titoli come Candy Crush Saga o Kim Kardashian: Hollywood, chiaramente rivolti ad un pubblico femminile, dall’altra sembrerebbe che il “gentil sesso” non disdegni anche giochi come Temple Run, QuizUp, giochi di carte tradizionali, puzzle e game di coppia, altra tendenza che si sta diffondendo negli ultimi anni. E non è tutto: dai dati ESA emerge che le americane spendono addirittura più degli uomini per quanto riguarda gli acquisti in app …Secondo il “Rapporto 2015 sul mercato dei videogiochi” presentato da Aesvi (su dati forniti da GfK), in Italia i videogiocatori sono stati, nel 2015, più di 25 milioni: un campione equamente distribuito, nel nostro Paese, tra uomini (50%) e donne (50%). A fornire un fedele identikit delle videogiocatrici italiane ci ha pensato un recente sondaggio realizzato da Avm, specialista berlinese delle comunicazioni, che ha coinvolto in una survey oltre 12.600 gamer di Italia, Germania e Paesi Passi. La fotografia che ci viene restituita mostra lady gamer italiane tendenzialmente giovani, d’età compresa tra i 18 e i 39 anni (circa il 70% del campione), che trascorrono tra le 10 e le 20 ore settimanali con i videogiochi e che preferiscono giocare su PC e smartphone.

Ma l'industria videoludica è poco "rosa" (10% degli addetti) - Eppure, l’industria videoludica non è mai stata rappresentata da un’alta presenza femminile. Solo il 10% circa degli “addetti ai lavori” è donna, nonostante queste rappresentino ormai la metà dei videogiocatori. Eppure, negli Stati Uniti è stata fondata, ormai da diversi anni, un’organizzazione no profit come Women in Games International, che si occupa di far sentire la voce delle donne che lavorano nell’industria videoludica. Parallelamente, community al femminile come Women Who Code e Women 2.0 continuano a crescere on line e donne sempre più in gamba iniziano a conquistare “l’altra metà del controller”: è il caso di Katherine Mystik Gunnè, una delle gamer professioniste più pagate di sempre, o di Marie-Laure Norindr, giovane francese che, con il nickname di Kayane, colleziona vittorie ai campionati mondiali di giochi di lotta, fino a pochi anni fa riservati ai soli uomini.

E la carrellata di nomi femminili che si sono affermati, negli ultimi anni, nel vasto universo dei videogame è ancora lunga e variegata: da Jade Raymond, autrice di videogiochi canadese, nota come producer dei famosi Assassin's Creed a Lucy Bradshaw, per 23 anni alla direzione di EA- Electronics Arts; da Kim Swift, lead designer, environment artist e project lead del videogame Portal a Brenda Romero, game designer con la più lunga carriera nel mondo dei giochi elettronici, per finire con Amy Hanning, autrice della trilogia di Uncharted, riconosciuta come una delle donne più influenti nel mondo dei videogame.