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Serious Games e migranti. Il videogioco come ponte tra popoli e culture

Li chiamano migranti, ma prima di tutto sono esseri umani. Sono uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalle carestie, dalla povertà. Su di essi, oltre che il dolore della perdita e gli immensi rischi del viaggio, a pesare è anche l’impatto con culture “Aliene” - le nostre - che affrontano senza alcuna preparazione, condizionati oltre che dall’emergenza anche da barriere linguistiche, culturali, psicologiche. Più o meno gli stessi ostacoli che, sul fronte opposto, impediscono a chi vive nei paesi oggetto dei flussi migratori di comprendere realmente cosa stia accadendo e, quindi, di accogliere adeguatamente chi ne ha bisogno.

In questo contesto, i videogiochi e, più in generale, le nuove tecnologie di realtà virtuale e aumentata, possono rappresentare un valido strumento “didattico” con cui raggiungere, informare e preparare al cambiamento tanto i migranti, quanto coloro che devono accoglierli. I videogiochi moderni, sempre più tecnologicamente avanzati e sempre più diffusi grazie alla diffusione degli smartphone, possono parlare e parlano un linguaggio universale fatto di immagini e suoni con il quale superare se non tutte le barriere, almeno quelle invisibili che ognuno di noi si porta dentro.

Intervengono

Moderatore: Alessio Jaconainfluencer e giornalista freelance

 

La prenotazione del posto non è obbligatoria, ma la raccomandiamo: compilando questo form avrai un posto prenotato fino a 15 minuti dall'inizio della conferenza.